Limiti al Subappalto: contrarietà della normativa italiana alla normativa comunitaria

Il Consiglio di Stato con sentenza n. 4832 del 29.07.2020 ha dichiarato la contrarietà alla normativa comunitaria (direttiva n. 2004/18/CE) della disposizione del Codice degli Appalti (D.Lgs n. 50/2016) che limita del 30% la parte dell’appalto che l’offerente è autorizzato a subappaltare a terzi, e del 20% il ribasso dei prezzi delle prestazioni subappaltate rispetto ai prezzi previsti nell’aggiudicazione. 

Con tale decisione il Consiglio di Stato conferma la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 27 novembre 2019, causa C-402/2018. Pertanto non si può applicare a una gara di appalto l’attuale art. 105 del Codice Appalti perché contrario al diritto europeo. Questo lascia un vuoto normativo che andrebbe colmato dal legislatore quanto prima, non sapendo gli operatori del settore come comportarsi in merito.

Appalto: invalidità del contratto di avvalimento operativo (Consiglio di Stato, Sez. IV, 11 novembre 2020 n. 6932)

Il Consiglio di Stato, Sez. IV, con la sentenza n. 6932 dell'11 novembre 2020 ha dichiarato l'invalidità di un contratto di avvalimento operativo per la mancata specificazione dei requisiti e delle risorse messe a disposizione dell'impresa ausiliata da parte dell'impresa ausiliaria, precisando che l'avvalimento è operativo ogniqualvolta l’ausiliaria si impegna a mettere a disposizione dell’ausiliata le risorse tecnico-organizzative indispensabili per l’esecuzione del contratto di appalto.

Ebbene in questa forma di avvalimento (che ha per oggetto i requisiti di capacità tecnica e professionale) è necessario indicare in maniera specifica i requisiti e le risorse materialmente messi a disposizione dell'impresa ausiliata, non essendo sufficiente una generica dichiarazione di impegno a fornire le risorse di cui l'ausiliata non dispone.

Appalto e accettazione tacita dell'opera

Cassazione civile, sez. II, 03 Giugno 2020, n. 10452

Con sentenza n. 10452 del 2020 la Corte di Cassazione civile ha statuito che l'art. 1665 del codice civile prevede la possibilità di desumere l'accettazione dell'opera da parte del committente da alcune circostanze. Il comma 4 riconosce infatti come presupposto dell'accettazione tacita la consegna dell'opera al committente, e come fatto concludente la ricezione senza riserve da parte di quest'ultimo (anche in mancanza di verifica).

L'esistenza di tali circostanze costituisce una situazione di fatto rimessa al libero apprezzamento del giudice di merito.

Nella situazione specifica la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che aveva ravvisato i presupposti dell'accettazione dell'opera nella presa in consegna della stessa, e nell'avvenuto pagamento della somma dovuta da parte della stazione appaltante, così come nello svincolo delle somme trattenute a garanzia.

 

Difetti del bene venduto

La Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione con sentenza n. 13148 del 30 giugno 2020 ha stabilito che in tema di compravendita la disciplina del Codice del Consumo (D. lgs. n. 206 del 2005) ha carattere prioritario rispetto a quella del codice civile. Pertanto la presunzione contenuta all'art. 132 terzo comma del Codice del Consumo secondo cui i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna si presumono già esistenti a tale data deve considerarsi valida.

In particolare l’art. 132 terzo comma del Codice del Consumo prevede una presunzione relativa, per cui i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene, si presumono (salvo prova contraria) già sussistenti a tale data, salvo che ciò sia incompatibile con la natura del bene o del difetto invocato. Se il difetto si manifesta entro sei mesi il consumatore potrà quindi limitarsi ad allegare la sussistenza del vizio, gravando sul venditore l’onere di dimostrare la conformità del bene. Superati i sei mesi torna invece operativo il regime probatorio generale, per cui il consumatore dovrà provare che il difetto era presente fin dall’origine.